Conservatorio di Foggia: abbattere le barriere architettoniche

Conservatorio di Foggia: abbattere le barriere architettoniche

FOGGIA – «Dotare il Conservatorio di Musica “U. Giordano” di un ascensore che permetta l’accesso ai piani superiori ai disabili è una questione di civiltà». I Giovani Democratici di Capitanata si appellano al Prefetto Tirone e lanciano la proposta di un tavolo tecnico per abbattere questa odiosa barriera architettonica. L’iniziativa dei Gd Capitanata nasce a seguito dell’incresciosa esperienza che ha coinvolto nei giorni scorsi il responsabile Diverse Abilità dell’organizzazione, Blerim Xheladini, a cui è stato precluso l’accesso alla struttura. «Non è pensabile che nel 2015 – si legge nel comunicato – un’istituzione culturale come il Conservatorio sia inaccessibile ai disabili. Non si tratta, infatti, di un normale spazio urbano, ma di una scuola, di un centro di alta formazione». Di qui la nascita di una proficua interlocuzione con il Conservatorio e l’impegno per la risoluzione della questione. All’origine del problema, infatti, vi sarebbe una controversia tra la dirigenza del Conservatorio, favorevole all’istallazione di un ascensore che garantisca la fruibilità della struttura, e la Soprintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio per le Province di Bari, Bat e Foggia che ha più volte opposto un rifiuto, in virtù di un supposto vincolo storico sull’edificio. La soluzione potrebbe arrivare con la convocazione di un tavolo tecnico tra i due enti. Si potrebbe – secondo quanto già proposto dal Direttore del Conservatorio foggiano, M° Francesco Di Lernia – usare un piccolo vano interno, compatibile col contesto architettonico, per realizzare un ascensore che permetta a persone con deficit motori di poter usufruire delle aule dell’Istituto. Come del resto è accaduto per palazzi molto più antichi e per storici teatri (Museo del Prado, Teatro Petruzzelli, Teatro La Fenice). «Un paese civile – conclude Xheladini – non può precludere ai disabili l’accesso alle strutture scolastiche. Non possiamo arenarci in cavilli tecnici quando è in gioco la dignità delle persone. Per questo chiediamo al Prefetto di farsi carico di questa necessità e di contribuire, con la sua autorevolezza e la sua sensibilità, al buon esito della vicenda. Perché in fondo la vera disabilità è quella dell’anima che non comprende e del cuore non sensibile alla richiesta di giustizia».

 

 

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