Ferrovie, FAST: no a riorganizzazione, San Severo a rischio

Ferrovie, FAST: no a riorganizzazione, San Severo a rischio

FOGGIA – La Fast non sigla con Reti Ferroviarie Italiane l’accordo sulla riorganizzazione della manutenzione infrastrutture, dal momento che le relazioni industriali non si rivelano conformi all’Accordo Nazionale dell’8 luglio 2015 per lo sviluppo del sistema infrastrutturale ferroviario.

Tale accordo, dal punto di vista organizzativo, per le Unità Territoriali porta dei cambiamenti solo sulla catena di comando, ossia la trasformazione degli attuali Presidi in Unità Manutentive e Nuclei Manutentivi, ma non prevede cambiamenti delle attuali giurisdizioni.

“La FAST Puglia e Basilicata non ha sottoscritto l’accordo sulla nuova organizzazione della manutenzione infrastrutture presentato da RFI Spa a Bari qualche giorno fa – spiega il Segretario regionale Vincenzo Cataneo – a tutela del livello occupazionale: Sono stati trasformati, infatti, in Nuclei solo 3 degli 8 presidi attuali: Lecce, Metaponto e Brindisi, con un aumento dei carichi di lavoro degli impianti restanti, senza un programma adeguato di riequilibrio delle risorse umane e standard manutentivi inadeguati”.

“Tra i Presidi che non sono stati trasformati in Nuclei Manutentivi dal progetto aziendale della DTP di Bari – prosegue il Segretario provinciale Fast di Foggia Domenico Santodirocco – vi è anche il Presidio Impianti di Sicurezza di San Severo, che si occupa della manutenzione infrastrutture sulla direttrice Adriatica per una giurisdizione di circa 45 km tra Foggia e Apricena, con un traffico che raggiunge i 120 treni giorno e quindi ben superiore a quello della tratta Bari – Lecce”.

Tuttavia la scelta della trasformazione in Nucleo Manutentivo è ricaduta sul Presidio Impianto di Sicurezza di Lecce e un altro ne nascerà a Rocchetta Sant’Antonio (per una linea secondaria con circa 30 treni al giorno e prestazioni a 90 km orari) e da ciò si evince una politica organizzativa aziendale non coerente, oltre che difforme dall’Accordo Nazionale, che penalizza gli standard manutentivi e il livello occupazionale del territorio foggiano.

In Capitanata le unità lavorative coinvolte sono 3, ma necessitano di programmi di riequilibrio delle risorse umane (assunzioni o trasferimenti) di circa 8 unità per ottenere un organico di 11 lavoratori, sufficiente a soddisfare la manutenzione e la reperibilità per interventi a causa di guasti o anormalità.

Inoltre, a Termoli, avvengono riequilibri di personale con lavoratori non residenti in zona che, una volta assunti o promossi vengono trasferiti, mantenendo di fatto un organico sempre precario. Qui la Fast richiede che sia selezionato personale del posto, in modo da garantire che gli investimenti sulle risorse umane sul territorio vengano capitalizzati in termini adeguati ai carichi di lavoro ee di professionalità.

“Rfi ha poi completamente bypassato gli incontri previsti con il sindacato e la preventiva fase informativa – prosegue Cataneo – realizzando dei comportamenti diretti ad impedire o limitare l’attività sindacale. Basti pensare che l’Informativa su Piani di Attività, Volumi di Produzione, Produttività, Personale e Risorse Umane, Bisogni Formativi, Igiene e Sicurezza dei Luoghi di Lavoro, propedeutica alla fase di negoziazione e prevista contrattualmente con cadenza semestrale, non è osservata da più di 4 anni dando luogo a scelte unilaterali non concordate e senza una motivazione tecnica circa il carico di lavoro dei Presidi in oggetto”.

Alla luce di quanto esposto, la Fast attiverà tutte le procedure necessarie alla tutela dei lavoratori e del livello occupazionale, per garantire un adeguato ai carico di lavoro, verificare le giurisdizioni, le tecnologie e il numero di treni necessari a garantire gli standard di un servizio efficiente ed efficace, attraverso delle Relazioni Industriali di alto profilo in una Società importante del Gruppo FSI quale Rfi.

Inoltre, la Fast coglie l’occasione per promuovere una maggiore coesione sindacale, nell’interesse dei lavoratori e della tutela dei livelli occupazionali in Capitanata e in Puglia.

 

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