Foggia, calcio dietro le sbarre con la partita del cuore

Foggia, calcio dietro le sbarre con la partita del cuore

Foggia – Martedì 5 dicembre, dalle ore 9.30 alle 11.30, scenderanno in campo i padri detenuti della casa circondariale di Foggia per la “Partita del cuore”.

“L’amore può cambiare le persone, quello per i figli un’intera esistenza. Ne è convinto Matteo, 44 anni e due bambine di 11 e 9 anni che sono diventate l’unica ragione di vita dentro, in attesa di poterle stringere fuori, in un abbraccio senza tempo e senza barriere”. In poche righe, estratte dal libro “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre” di Annalisa Graziano, si ritrova tutto il senso dell’iniziativa.

Ancora una volta, animatore della manifestazione sportiva e sentimentale è Luigi Talienti, avvocato, docente del CPIA1 e assistente volontario del carcere, che spiega i dettagli della “partita del cuore”.

“Sostenere e tutelare la relazione padre-figlio durante la detenzione è molto importante – sottolinea – ogni qualvolta che c’è un ingresso in carcere, a essere colpita è una sfera più vasta di persone: la famiglia di origine del detenuto, quella acquisita e, soprattutto, i figli. I bambini hanno il diritto di mantenere un legame affettivo con i propri genitori reclusi e di non essere colpiti da una sentenza di cui non hanno colpa. Dove c’è un bambino c’è un padre…anche se il padre è detenuto”.

La “partita del cuore” dietro le sbarre, pensata a conclusione del torneo “Sportiva…mente”, vedrà coinvolte le sezioni di media sicurezza dell’ Istituto di Pena’ ed è realizzata in collaborazione con il CSV Foggia, il Centro di Servizio al Volontariato di Capitanata, con il CPIA1, nella persona della dirigente, Antonia Cavallone e con l’ACSI, l’associazione degli arbitri. Sono state invitate a intervenire i massimi rappresentanti delle Istituzioni Locali. “Essere genitori in carcere non è facile: per questo – continua Talienti – è importante pensare a percorsi di sostegno e a come implementare strategie utili a mantenere il rapporto con i figli.  Per i padri la detenzione è la perdita di possibilità di coltivare affetti e legami; i loro figli devono rinunciare, nella quotidianità, a una figura di riferimento fondamentale, a parte della loro storia, con cui è necessario confrontarsi e che, in qualche modo, va recuperata. In questi processi di recupero, all’interno degli istituti di pena, fondamentale è l’aiuto della Direzione del Carcere, dell’Area Trattamentale, della Polizia Penitenziaria e dei volontari, sempre presenti anche grazie al sostegno del CSV”.

Non perdere i propri rapporti familiari è dunque fondamentale per il recluso, e sostenere questi legami è vantaggioso per il reo, per il figlio, ma anche per la società. Gli episodi di violenza e di insubordinazione di questi detenuti sono minori rispetto a quelli dei detenuti che hanno cessato ogni rapporto familiare.