Foggia, Comune paga risarcimento milionario ma non sa per colpa di chi

Foggia, Comune paga risarcimento milionario ma non sa per colpa di chi

FOGGIA – Si sarebbero potuti realizzare interventi a favore dei disabili o degli anziani. Oppure si poteva finanziare la manutenzione di strade o giardini. Con due milioni e duecentomila euro l’Amministrazione Comunale di Foggia aveva solo l’imbarazzo della scelta su cosa fare per la Città e per i cittadini. Invece, come accade sistematicamente da più di venti anni, con quella somma si pagherà un debito fuori bilancio. Un obbligo, dopo la sentenza della Cassazione che ha messo fine ad una storia iniziata nel 1992. Tre milioni e duecentomila euro il risarcimento fissato dalla Corte di Cassazione che il Comune di Foggia deve versare alla ditta Icamar di Foggia, società del gruppo Caroprese. Una sentenza che condanna il Comune non solo in punta di diritto, ma anche e soprattutto per superficialità e sciatteria amministrativa. Sul perché dei fatti, e sulle reali responsabilità, sono stati in molti a porre domande, in città e in Aula. Eppure non si è capito chi e perché nel 1992 diede inizio alla querelle. La ditta Icamar aprì un cantiere in pieno centro, certa di poter iniziare i lavori in virtù della regola del silenzio assenso. Ma dal Comune, improvvisamente, arrivò il no all’inizio dei lavori. Non si sa perché, non si sa da chi. E in aula questa domanda è stata fatta. Perché quel diniego, ha chiesto Marasco. Diniego sconosciuto, ha proseguito Mainiero, le cui ragioni non emergono nemmeno nelle sentenze della Corte di Appello di Bari e della Corte di Cassazione. Al di la delle ragioni nessuno, in quel periodo, si preoccupò di sanare sul nascere la lite, approdata velocemente in Tribunale. E nelle Aule di Tribunale la vicenda si è trascinata per tutti i gradi di giudizio. La Ditta ha vinto, il Comune ha torto. Dalle tasche dei cittadini foggiani, per colpa di atteggiamenti arroganti e boriosi di politica e tecnostruttura, usciranno due milioni e duecentomila euro. La Corte di Cassazione, in verità, ha condannato il Comune a pagare un milione in più, e cioè tre milioni e duecentomila euro. Ma la Icamar, per chiudere la vicenda senza perdere altro tempo, ha proposto una transazione e cioè il pagamento di due milioni e duecentomila euro in due tranche, la prima il 15 ottobre scorso, la seconda il 31 gennaio 2016. Una proposta che nasce, evidentemente, dal timore che il Comune perda altro tempo. Eppure il risultato di oggi non è un guadagno per il Comune. Solo un mese fa la questione si poteva chiudere a poco più di un milione e mezzo. L’ha ricordato Raimondo Ursitti, prima di abbandonare l’aula. E non solo la lite, ma la stessa transazione ha creato dubbi tra i consiglieri comunali. “È un condono all’inefficienza dei dirigenti”, si è sfogato un consigliere mentre Pasquale Cataneo ha chiesto che si verifichino eventuali crediti del Comune di Foggia nei confronti della Icamar, prima di saldare la cifra in discussione. Una richiesta, a quanto pare, che avrebbe qualche fondamento. Rintracciare le responsabilità sembra affare arduo. Era il 1992, appunto, e la Bassanini non era ancora entrata in vigore. La responsabilità non è quindi del dirigente all’urbanistica dell’epoca. E comunque non è solo sua. La responsabilità potrebbe essere dell’Assessore al ramo, o dell’intera Giunta, se il diniego fu approvato con delibera di giunta. Ma 23 anni sembrano tanti, ma sono relativamente pochi. Le responsabilità si possono trovare, se si vuole. Intanto il Consiglio Comunale, oggi, ha dato il via libera al pagamento. Un atto, secondo Giuseppe Mainiero, che ha una copertura finanziaria fittizia. Il macigno dei debiti fuori bilancio grava costantemente sul Comune. Per anni si è preferito portare le liti in tribunale, anziché trovare un accordo veloce di reciproco interesse tra le parti. Invece Palazzo di Città ha un tasso di litigiosità altissimo. Qualcuno ha chiesto la costituzione di un commissione di inchiesta sui debiti. Il presidente Miranda porterà la proposta alla prossima conferenza dei capigruppo. Nel frattempo l’Aula ha approvato il pagamento: 17 i voti a favore, cinque i contrari. Un atto dovuto, si dirà. Intanto c’è chi chiede, oltre alla Commissione consiliare di inchiesta, una indagine interna di palazzo di Città per appurare le responsabilità e per esercitare la doverosa azione di rivalsa.

(Vincenzo D’Errico)

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