Foggia, importi Imu e Tasi sulle seconde case tra i più cari d’Italia

Foggia, importi Imu e Tasi sulle seconde case tra i più cari d’Italia

FOGGIA – L’Imu e la Tasi sulle seconde case dovranno essere saldati entro il 16 dicembre.
“Non sarà un fine anno felice per il portafoglio di tanti pugliesi: purtroppo, mentre l’Istat evidenzia una differenza abissale tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord a livello di reddito e di consumi familiari e con i dati relativi alla disoccupazione e alla povertà relativa in costante aumento nella nostra regione, a breve il salasso di Imu e Tasi andrà a peggiorare ulteriormente la situazione”. Così Aldo Pugliese, segretario generale della Uil di Puglia, commenta i dati di Imu e Tasi sulle seconde case. Emerge che Bari (media di 851 euro a famiglia) e Foggia (748) figurano nella triste top ten delle città italiane più care. Ma, se Atene piange, Sparta non ride. Anche gli altri capoluoghi di provincia regionali si attestano a livelli molto alti e al di sopra della media nazionale (535 euro): Brindisi 672, Lecce 621 e Taranto 645. E’ poca consolazione il fatto che con l’abolizione della Tasi sulla prima casa, il risparmio medio in Puglia (231), sia più elevato della media nazionale (191).
“Al danno di dover pagare aliquote altissime – prosegue Pugliese – si aggiunge la beffa di ottenere, in cambio di balzelli salatissimi, servizi non all’altezza di altri centri urbani del settentrione. Si pensi ai trasporti, che in Puglia e nelle città citate fanno acqua da tutte le parti e accumulano debiti e scandali con frequenza pressoché quotidiana. Oppure alla sicurezza, che a cominciare da Bari, ma gli altri capoluoghi non fanno eccezione, non è certo garantita al 100 per cento o all’igiene urbana, che in alcuni casi è una chimera, con tassi di differenziata bassissimi, servizi di raccolta inefficienti e aziende allo sbando”.
“Non va dimenticato – conclude Pugliese – che spesso i Comuni sono anche vittime di un sistema che li costringe ad attingere dalle tasse locali alla luce dei continui tagli provenienti da Roma. Comuni che in molti casi devono fare le così dette nozze con i fichi secchi, con organici ridotti all’osso e senza la possibilità di assumere. Il conto, però, alla fine lo si presenta sempre ai cittadini, che devono far fronte a continue spese con redditi estremamente bassi e senza prospettive occupazionali”.

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