Monte Sant’Angelo, furti ed estorsioni: sgominata banda

Monte Sant’Angelo, furti ed estorsioni: sgominata banda

MONTE SANT’ANGELO – Le indagini condotte dai carabinieri, a seguito dell’omicidio di Ivan Rosa avvenuto il 19 marzo 2014 in località Bosco Quarto, hanno consentito di sgominare una banda dedita a furti ed estorsioni.
Il gruppo, di cui faceva parte Ivan Rosa, poteva anche contare sull’impiego e la disponibilità di armi.
Nello specifico, l’attività d’indagine permetteva di accertare che Ivan Rosa, Raffaele Vivoli, Bartolomeo Rignanese, Raffaele Rignanese e Matteo Di Biase si erano impadroniti di varie attrezzature agricole, quali trattori, motoseghe ed aratri, nonché due fucili calibro 12, sottratti a una masseria di Cagnano Varano, occultando poi il tutto in località Bosco Quarto. Successivamente costringevano i due fratelli agricoltori vittime del furto a consegnare loro la somma di 7.000 euro, per rientrare in possesso di parte dei propri beni.
Antonio Rosa, fratello di Ivan, e Matteo Di Biase sono responsabili, tra l’altro, del reato di detenzione di fucili kalashnikov, materiale esplosivo ed un numero imprecisato di pistole.
In particolare, Antonio Rosa è indagato per aver detenuto il fucile kalashnikov utilizzato per danneggiare il 1 marzo 2014, con l’esplosione di circa 30 colpi, l’autovettura e la saracinesca del garage di Bisceglia Giampiero, dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Monte Sant’Angelo. Per quell’evento è imputato, in un altro procedimento penale, Bartolomeo Rignanese e si sopetta che in quell’occasione fosse coinvolto anche Ivan Rosa.
Dall’indagine emergeva, inoltre, che Antonio Rosa possedeva altre armi, in particolare fucili e pistole, che formavano l’oggetto di una trattativa per la vendita a terzi.
Sono, infine, ritenuti responsabili di aver detenuto armi illegalmente Angelo Carbonelli, Francesco Quitadamo e Michele Scirpoli. In particolare quest’ultimo deteneva una pistola per conto di Antonio Rosa, già appartenuta al fratello Ivan prima di essere ucciso.
L’acquisizione di questi elementi ha portato in carcere Antonio Rosa (1974), Bartolomeo Rignanese (1974) e Matteo Di Biase (1980); ai domiciliari Raffaele Rignanese (1983), Scirpoli Michele (1972) e Vivoli Raffaele (1988); mentre per Angelo Carbonelli (1963) e Francesco Quitadamo (1969) è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

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