Parte dalla Capitanata la rivoluzione “No Restraint”

Si terrà a San Severo e Foggia, il 12 e 13 novembre prossimi, l’VIII Congresso Nazionale degli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) “No Restraint” (Nessuna Coercizione), luoghi in cui si assistono i pazienti senza il ricorso alla costrizione di porte rigidamente chiuse o alla contenzione meccanica; servizi dove il paziente non viene legato al letto mediante speciali apparecchiature o cinghie, né bloccato attraverso la contenzione farmacologica.
Un Congresso di forte respiro nazionale: 30 relatori e 150 uditori giungeranno da ogni parte d’Italia (Mantova, Roma, Caltagirone, Caltanissetta, Triste, Terni, Grosseto, Pescia, Venezia, Pistoia, Livorno, Udine, Mesagne, Bari, San Giovanni in Persiceto) per confrontarsi sulle pratiche “No restraint” il cui punto fermo è il trattamento dei pazienti nel rispetto della loro libertà e dignità, secondo quanto previsto dal comma 2 dell’art. 32 della costituzione Italiana che recita: “I trattamenti Sanitari prestati in via coercitiva non devono violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali”.
In Italia ci sono circa 320 Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. Nella stragrande maggioranza dei casi si attua ancora la contenzione. Quello di San Severo è l’unico reparto in Puglia e uno dei tre dell’intero Meridione ( insieme agli SPDC di Caltagirone e Caltanissetta) ad aderire all’associazione degli SPDC No Restraint.
I sostenitori del No restraint ritengono che la promozione di una giusta politica sanitaria e sociale debba rifiutare la contenzione dei pazienti psichiatrici; che la cura abbia come ineludibile condizione il riconoscimento dell’altro come soggetto; che la contenzione sia la negazione dell’identità, ma anche di ogni forma di diritto e rispetto.
Gli SPDC No Restraint promuovono, infatti, l’attività “a porte aperte” con la quale si intende consentire ai familiari e alle loro Associazioni non solo l’ingresso, ma anche la partecipazione e le attività di controllo. Le pratiche utilizzate al loro interno sono altamente professionali e vanno ad inserirsi in una organizzazione del reparto molto complessa, basata su riunioni, interpretazione elastica dei ruoli, disponibilità alla relazione e all’ascolto, sia per i pazienti che per gli operatori, analisi del contesto.
Francesco Basaglia, in una intervista a Sergio Zavoli del 1968 dichiarava: “In un ospedale in cui i malati sono legati credo che nessuna terapia, di nessun genere, biologica o psicologica, possa dar giovamento a persone costrette in uno stato di sudditanza e di cattività da chi li deve curare. Può esservi una possibilità di cura dove esso non conosce libera comunicazione tra medico e malato?”.
Per meglio comprendere la tematica si invitano i giornalisti a prendere visione del video sul link: https://vimeo.com/128571622
red.ros./c.s.//no_restrain2

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