Poggio Imperiale, Radatti ucciso con settanta coltellate

Il corpo senza vita del piccolo imprenditore è stato trovato ieri sera in campagna

 

 

POGGIO IMPERIALE – Più che un omicidio premeditato, ha il sapore di un raptus l’assassinio di Angelo Radatti, il 57enne ucciso con circa 70 coltellate inferte al torace e all’addome. E’ quanto rilevato dalla successiva e più articolata ispezione cadaverica sul corpo del piccolo imprenditore originario di San Marco in Lamis e residente ad Apricena, dove gestiva un’impresa di autospurgo, il cui corpo senza vita è stato trovato sabato sera da un contadino nelle campagne di Poggio Imperiale, in contrada “Tre Valli” (nella foto). Sul cruscotto dell’auto è stato recuperato un coltello, di proprietà della vittima, sporco di macchie di sangue. L’arma, che Radatti era solito conservare nel vano portaoggetti dell’auto, è ora all’esame della scientifica per verificare se le tracce ematiche siano riconducibili alla vittima. E, soprattutto, se sul manico dell’arma ci siano le impronte dell’assassino. Tracce digitali che chi ha ucciso potrebbe aver lasciato anche sulla carrozzeria della Fiat “Punto” su cui viaggiava Radatti. Ciò darebbe credito anche al tentativo dell’assassino – poi fallito – di dare fuoco alla utilitaria esaminata palmo a palmo dagli investigatori dei carabinieri del nucleo operativo di Foggia e della compagnia di San Severo.
Indagini a tutto tondo sebbene sin da ieri gli inquirenti sembrano escludere legami con la malavita che proprio ad Apricena negli ultimi tempi sembra aver trovato un territorio felice per le proprie attività. Le modalità dell’assassinio e il fatto che chi ha ucciso Radatti possa essere giunto sul posto per un appuntamento lasciano propendere per un delitto a sfondo sentimentale. Ecco perché si scava nella vita della vittima per verificare se l’uomo – sposato e con quattro figli – avesse legami extra coniugali. Secondo una prima ricostruzione, Radatti potrebbe aver dato appuntamento a qualcuno nella zona dove è avvenuto l’omicidio o potrebbe esservi giunto addirittura in compagnia. Poi l’incontro si sarebbe trasformato in un litigio e l’assassino (non è escluso che si tratti di una donna), che ben conosceva le abitudini della vittima, prendeva il coltello conservato nella “Punto” per colpire il piccolo imprenditore con una violenza che ha dell’increbiile per il numero di coltellate con cui ha colpito il rivale. Di fondamentale importanza saranno i movimenti di Radatti nelle ultime ore di vita (la sua scomparsa e forse la sua morte risalirebbero a venerdì mattina) anche facendo leva sui contatti del suo cellulare. E capire anche quando è stato ammazzato: se fosse stato ucciso subito dopo la sua scomparsa, perché nessuno ha notato quella macchina lungo il ciglio di una strada di campagna battuta dai contadini della zona? 

 

 

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