San Severo, “Il trionfo dell’ipocrisia”

Lettera aperta di una cittadina sulla situazione dell’ospedale “Masselli-Mascia”

 

SAN SEVERO – Ospedale “Masselli-Mascia”: Una sanseverese, Lya Buono, in una lettera aperta esprime il suo parere con tanto di disappunto sulla situazione intorno al nosocomio cittadino. “Questa mia in riferimento alla “lettera aperta alla cittadinanza di San Severo” a cura della Asl e firmata dal direttore generale Attilio Manfrini. Leggendo la lettera, l’indignazione ha prevalso sui miei sentimenti, sia come cittadina, sia come persona ferita che ha perso la propria madre a causa della negligenza di qualche medico superficiale  privo di etica professionale. Nel manifesto affisso sui muri della nostra città si descrive l’ospedale di San Severo funzionante e funzionale. Inoltre si informa la cittadinanza circa l’ammodernamento dell’impianto di produzione di calore; costo della operazione:”4 milioni di euro”. Sempre sul manifesto si evidenzia l’acquisto di nuovi macchinari, dell’ampliamento di personale medico e paramedico e per finire si specifica che : “è compito delle persone far sì che l’azienda ospedaliera funzioni al meglio”. E’  mio desiderio esprimere alcune considerazioni sul contenuto di tale manifesto. 
1) Si può definire un complesso ospedaliero funzionante e funzionale quando per potersi ricoverare bisogna avvalersi della “raccomandazione” di qualche amico medico o conoscente diretto della struttura sanitaria? Il diritto alla salute non è forse un diritto di tutti i cittadini? I pazienti non dovrebbero essere tutti uguali? Come può definirsi funzionale una struttura sanitaria di tale portata  priva di parcheggio? La mancanza di un adeguato parcheggio crea un ulteriore disagio. Infatti, coloro che si recano per necessità presso l’ospedale si vedono costretti a tenere in sosta il loro mezzo per non più di un’ora, trascorsa la quale (un’ora passa in fretta considerate le attese dovute alle file cui si è sottoposti) si corre il rischio delle salate multe dei vigili urbani che in qualche caso provvedono, come se mon bastasse, alla rimozione forzata del mezzo stesso. E’ chiaro che tutto ciò costituisce, oltretutto, un danno che si somma alla beffa. Chi si reca in questi luoghi di sofferenza vi si reca per bisogno, non per piacere. Vergogna! 
2) A riguardo dell’ammodernamento dell’impianto di produzione di calore, era ora! E’ arcinoto che nello spostare i pazienti da un reparto all’altro, per analisi o quant’altro, si utilizzava un tunnel, dalle condizioni igienico-sanitarie precarie, all’interno del quale  si verificava un  notevole sbalzo di temperatura, causa di frequenti broncopolmoniti o infezioni alle vie respiratorie dei degenti, in alcuni casi a volte “letali”. Meglio tardi che mai! 
3) Sono stati acquistati nuovi macchinari…. Benissimo! Ma tutti i medici saranno in grado di far funzionare questi strumenti?
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) Si informa la cittadinanza, circa l’ampliamento di personale medico e paramedico con preparazione psicologica, per meglio comprendere  bisogni ed esigenze del malato. E’ probabile che sia così, ma la percentuale è bassissima. Infatti, pochi  si preoccupano di capire a fondo lo stato di abbattimento morale che si prova quando si è ricoverati. Vorrei rivolgermi soprattutto ai medici   chiedendo loro di abbandonare quell’atteggiamento di supponenza e di superbia che assumono  quando parlano con noi umili mortali, parenti dei nostri cari ricoverati. A nessuno fa piacere la degenza in ospedale. Un po più di umanità non guasterebbe!
5) Far leva sulla coscienza delle “persone” con tono quasi perentorio invitandole alla tolleranza “ per far sì che l’ospedale funzioni meglio”, ebbene sì, questo è il punto che più mi indispone, poiché per il funzionamento ottimale del nostro ospedale occorrerebbe una pulizia radicale all’interno della struttura stessa, considerando che da anni, nella sanità, si avvicendano sempre gli stessi  figuri senza scrupoli. Poveri noi.
Termino con una domanda diretta al Direttore Generale Ing. Attilio Manfrini: “Ma lei è mai stato ricoverato in questo ospedale come un normale paziente?”. 

 

 

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