Torremaggiore, operazione “Oro rosso”: i sette arrestati

Sgominata dai carabinieri e dalla Guardia di finanza una banda dedita alla ricettazione dei cavi di rame

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TORREMAGGIORE – Sette persone arrestate, oltre 40 tonnellate di cavi di rame sequestrate, per un giro di affari stimato intorno ai 200mila euro. E’ il risultato dell’operazione “Oro rosso”, messa a segno dai comandi provinciali dei carabinieri e della Guardia di finanza di Foggia. Per tutti il reato contestato è quello di concorso in ricettazione. In carcere sono finiti Costantino Serlenga, 56enne e il figlio Fabio, 25enne, Raffaele Marra, 35enne, Diego Giancola, 58enne, dipendente dell’Enel e il figlio Luca, 31enne. Arresti domiciliari per Domenico Giuseppe Tavaglione, 32enne e Marian Rusu, 49enne. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Lucera, su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Le indagini si sono basate su una complessa attività di intercettazione oltre che su numerosi servizi di riscontro. L’inchiesta colpisce in particolare il sistema di ricettazione e riciclaggio dei cavi di rami. I furti di rame costituiscono un fenomeno sempre più preoccupante. Per tale tipologia di reato la provincia di Foggia risulta essere al primo posto nel Sud Italia. 
L’indagine ha preso avvio da un ingente sequestro di cavi di rame eseguito dalla Guardia di finanza nei pressi di Torremaggiore. Su un rimorchio (trailer) parcheggiato in un terreno incolto, vennero rinvenute matasse di filo elettrico del tipo utilizzato dall’Enel per le proprie linee di distribuzione per un peso complessivo di 30 tonnellate e mezzo. Il carico era occultato sotto una rete oscurante, di quelle normalmente utilizzate per la raccolta delle olive. Durante le operazioni, sul luogo sono giunti Costantino Serlenga e Marian Rusu a bordo di un trattore “Scania” con l’intento di agganciare il rimorchio. La perquisizione del deposito del Serlenga ha consentito di rinvenire ulteriori 88 quintali di cavo di rame. Il contestuale sequestro della documentazione contabile ha consentito di rilevare la mancanza di corrispondenza tra materiale rinvenuto all’indagato e quello risultante dalle fatture d’acquisto. In pratica Serlenga era in possesso di una provvista cartolare, volta a dare apparente legittimità alla disponibilità (o al passaggio) del materiale in questione, ma le verifiche eseguite attraverso l’audizione dei fornitori hanno consentito di accertare che 33 tonnellate di rame, delle oltre 41 tonnellate acquistate con apparente regolare fattura negli anni 2010, 2011 e 2012, sono state disconosciute dai presunti fornitori.
I cavi di rame, raccolti presso un deposito di materiale ferroso a Torremaggiore, venivano lavorati nel “mulino” oppure nel “trituratore” e in seguito venduti a ditte di import-export e trasformazione di materiale ferroso ubicate nella provincia di Napoli dove venivano trasportati a bordo di autocarri. Tra queste ditte è stata individuata quella di Raffaele Marra, arrestato a Napoli, amministratore unico della ditta “Mar.Cavi srl” con deposito a Napoli. Nel caso in cui i cavi non potevano essere preventivamente lavorati, venivano occultati nei cassoni sotto mero cascame o rottami. Diversi i sequestri operati dai carabinieri: a Peschici, a Casoria (Napoli), nei pressi del casello autostradale A/16 Bari-Napoli, a Casacalenda (Campobasso). Gli accertamenti della Guardia di finanza hanno consentito di denunciare il commercialista la cui azione è stata fondamentale per dare una vestizione lecita alle condotte illecite perpetrate: a questi è stato contestato l’aver proceduto alla registrazione delle false fatture di acquisto e la tenuta della contabilità dell’azienda di Serlenga pur sapendo della provenienza illecita della merce.

Nel corso delle indagini sono state denunciate undici persone per ricettazione, favoreggiamento e false fatturazioni. Nella fase esecutiva, i carabinieri hanno proceduto al sequestro di ulteriori 150 chili circa di barre di rame, prelevate dalle cabine secondarie di trasformazione dell’Enel, rinvenuti in un box a Casacalenda.

 

 

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