Foggia, abusivismo commerciale: la Confesercenti lancia l’allarme

Foggia, abusivismo commerciale: la Confesercenti lancia l’allarme

Nel capoluogo ed in Capitanata il 15% dei venditori ambulanti è fuori legge

FOGGIA – Sono centinaia i venditori ambulanti che a Foggia esercitano la propria attività in maniera abusiva. Una situazione che rischia di mettere in ginocchio il commercio ambulante e che preoccupa la Confesercenti la quale denuncia un abusivismo commerciale pari al 15% delle attività. Gli abusivi, tra l’indifferenza generale, rendono quotidianamente evidente come l’irregolarità sia di fatto una “consuetudine”. E mentre gli illegali prolificano, cresce il numero delle imprese, ambulanti o tradizionali, che chiudono i battenti. «Si tratta di una forma di illegalità – spiega Franco Arcuri, responsabile dello Sportello legalità della Confesercenti Foggia – già di per sé normalmente non tollerabile, ancor più in situazioni di recessione economica, che non solo causa danni all’economia ed agli operatori in possesso delle regolari autorizzazioni, ma danneggia gli stessi abusivi che trovandosi in condizioni di precarietà, non hanno certezze per il loro futuro; da non sottovalutare inoltre i rischi, anche gravi, che possono correre i consumatori».
Il problema dell’abusivismo commerciale è stato condiviso dal Prefetto che unitamente ad Amministrazione comunale, Camera di commercio, Confesercenti, Confcommercio e Confartigianato convennero su una bozza di protocollo d’intesa che prevede interventi non solo di natura repressiva ma anche di tutela nei confronti dei cittadini consumatori nonché nei confronti dei cittadini titolari di attività commerciali. Bozza di protocollo inviata al Gabinetto del ministro Alfano che non ha ancora comunicato il prescritto parere preventivo. «In Capitanata – incalza Carlo Simone, presidente della Confesercenti Foggia e vicepresidente provinciale dell’Anva – il “fatturato” delle attività abusive colpisce in modo forte il commercio su aree pubbliche. Cifre, quelle del commercio abusivo, che non danneggiano solo le imprese, ma ha pesanti ricadute anche sul versante del fisco: se il fenomeno fosse azzerato, si recupererebbero 941 milioni di euro di mancato gettito fiscale e contributivo ogni anno».