Operazione Gargano Nostrum: i nomi degli arrestati

CAGNANO VARANO – Sono 23 gli indagati nell’ambito dell’operazione “Gargano Nostrum”: 14 le persone agli arresti domiciliari, tutti pescatori o responsabili di cooperative di itticoltura, Dieci rispondono della grave accusa di disastro ambientale, le altre quattro di combustione illecita di rifiuti.
I nomi. Per il reato di disastro ambientale, sono agli arresti domiciliari: Fernando Antonio Del Giudice, 53 anni, Anna Stefania, 48 anni, Leonardo Coccia, 49 anni, Matteo D’Aloia, 38 anni, Mario Coccia, 56 anni, Leonardo Coccia, 32 anni, Pietro Coccia, 75 anni, Carlo Coccia, 24 anni, Nicola Maria Ruggieri, 54 anni, tutti di Cagnano Varano, e Giuseppe Schiavone, di 54 anni residente a Lesina. Per il reato di combustione illecita di rifiuti, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari per Pasquale Speradio, 79 anni, Gennaro Speradio, 48 anni, Michele Di Michele, 49 anni, tutti residenti a Cagnano Varano, e Pietro Di Michele, 82 anni residente a Capojale. Nelle prossime ore gli indagati saranno ascoltati dal Gip per fornire la loro versione dei fatti. Il Pm aveva chiesto 23 arresti ma il Gip ne ha convalidati 14.
Da Marina di Chieuti a Capojale, oltre 60 km di costa e mare sarebbero stati compromessi proprio da chi, paradossalmente, vive di mare e di pesca. Negli anni, costa e mare sono stati trasformati in un cimitero di retine tubolari impiegate negli impianti di mitilicoltura e rifiuti vari. Molti sarebbero stati sepolti sotto la sabbia, altri in fondo al mare da anni alterando gravemente l’ecosistema. L’ordinanza emessa dal Gip Michela Valente ha disposto il sequestro preventivo anche di 10 aree demaniali marittime in concessione, per un totale di circa 30 milioni di mq, di un’area demaniale marittima occupata abusivamente con un impianto di mitilicoltura e di altre due aree a terra ubicate nei comuni di Lesina e Cagnano Varano.
E’ stata un’indagine lunga e complessa quella svolta dalla Guardia Costiera, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia. In un anno e mezzo è stato tracciato il ciclo di tonnellate di rifiuti, per individuarne provenienza e relativi responsabili. L’intero tratto di costa è stato tappezzato di video-trappole, sono stati impiegati droni e ci si è avvalsi di sub specializzati della Capitaneria di Porto, che hanno battuto palmo a palmo i fondali da Lesina a Peschici.

 

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