Puglia regina del turismo ma senza personale: secondo la Cigl prevale il lavoro nero

Puglia regina del turismo per l’estate 2021 ma scarseggia il personale. Alcuni operatori turistici della provincia di Foggia e della Puglia intera lamentano la mancanza di personale. Si cercano cuochi e camerieri per la stagione estiva. Su questo punto il segretario regionale della Cgil Pino Gesmundo rimarca un altro aspetto, quello del lavoro nero, grigio e sottosalario, sottolineando come per ogni struttura vi sarebbero una media di 2,5 addetti, ma che si tratta di “un dato non credibile”.
La retorica con cui, da Nord a Sud del paese e non da ultimo anche in Puglia, si accusano i giovani di non aver voglia di lavorare perché le imprese della filiera turistica non trovano personale, che addirittura tutto questo sarebbe addebitabile al Reddito di cittadinanza, è davvero insostenibile. La verità è che nel turismo prevalgono lavoro nero, grigio, sottosalario, così come in altri comparti. Ora basta, questo sfruttamento deve finire, altro che lamentele. Non è così che si può qualificare un settore fondamentale per l’economia e che dopo le sofferenze legate alle chiusure imposte dall’emergenza sanitaria ha bisogno di rilanciarsi, puntando sulla qualità dei servizi e quindi del lavoro”, spiega Gesmundo, che sottolinea come “si tratti di un settore che nella nostra regione in tutta la scorsa pianificazione dei fondi comunitari ha ricevuto oltre 75 milioni di euro di finanziamenti pubblici, mentre il triplo ne ha spesi la Regione per promozione, eventi culturali, tutela degli ambienti naturali”.Gesmundo lancia l’appello: “Al tavolo per il turismo della Regione partiamo dalla buona occupazione”
Come certificato dal report dell’Ispettorato nazionale del lavoro fel 2020: “Sulle 892 attività di servizi alloggio e ristorazione, il 76% non è in regola, e su 1100 lavoratori interessati dai controlli, il 40% era in nero”. “Offrano retribuzioni e contratti regolari, gli imprenditori, perché forse la scarsa risposta alla loro domanda è legata alle condizioni di lavoro – conclude Gesmundo -. Altro che Reddito di cittadinanza, che per i minori di 25 anni interessa appena il 3 per cento nel Paese. Se le imprese hanno voglia di intervenire seriamente troveranno la Cgil pronta a sottoscrivere patti e accordi”.

 

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